Regione Veneto

Risorgive

Povegliano Veronese sin dalla preistoria visse sulle paludi, come testimoniano le tante palafitte ritrovate durante i vari scavi archeologici. La complessa opera di bonifica fu iniziata non prima del 1400: se si eccettua un primo intervento operato dai padri benedettini nel 1200, l'escavazione su larga scala delle risorgive e la bonifica del suolo, anche con l'incanalamento delle acque stagnanti, furono iniziati nel XV Secolo, quando i patrizi veronesi e veneziani intrapresero la coltivazione del riso nella media e bassa pianura e nel 1500 quando ci fu un notevole sviluppo della praticoltura. Cominciò allora quella che a partire dai primi decenni del Cinquecento sarebbe diventata "la corsa all'acqua", che indusse i proprietari a scavare quanti più fossi possibile.

 

 

Dalle famiglie nobili prendono nome alcune fosse: ad esempio, la Liona dai conti Lion, la Draga dai Draghi, la Giona (950 litri al secondo di portata massima, dei quali 700 dalla risorgiva vicina alla Pioppa) prese il nome dai conti Giona che la escavarono per irrigare la loro campagna di S.Bernardino di 1800 campi veronesi tra Vigasio e Trevenzuolo.

Le rive dei gorghi e dei condotti di alcune fosse sono più alte rispetto a quelle di altri corsi di risorgiva: il motivo è da ricercarsi, oltre che nella conformazione idrogeologica del terreno, anche nel calo di oltre due metri della falda freatica che si verificò verso la metà dell'Ottocento: questo fatto costrinse i proprietari di alcuni fossi ad abbassare il fondo delle risorgive e il letto dei condotti. In quello stesso periodo per ottenere più acqua furono aperti alcuni pozzi artesiani nei gorghi con tubi di 10 cm di diametro infissi fino ad intercettare la seconda falda. L'acqua, da sempre presente nel territorio, suggerì l'adozione della libellula (volgarmente chiamata cavaoci o sbusaoci) quale simbolo sullo stemma comunale attualmente in uso.

 

 

I corsi d'acqua di risorgiva che nascono a Povegliano Veronese sono:

  • il fiume Tartaro con la sorgente principale al Dosso Poli e secondarie al Soco (chiamata dalla popolazione el gorgo del segretario), nel fossetto Cavazzocca e nei tre gorghi delle Riare;
  • la fossa Calfura con le due sorgenti in località di Madonna dell'Uva Secca;
  • la Giona con il gorgo alla Pioppa;
  • la Bora con tre gorghi presso la corte Livello ("el Liél"), uno a fianco del Gresanìn e due alla Muraiola;
  • la Draga con la sorgente principale, "el gorgo dela Salveregina". Vicino al Tartaro sulla via per Vigasio ed una secondaria (oggi asciutta) dietro la corte Pignolà;
  • la Liona con nove sorgenti nelle vicinanze di quella principale della Draga;
  • la Moretta con due gorghi nei pressi di S.Andrea;
  • la Ladisa che nasce vicino al confine con Mozzecane;
  • l'Acqua Bassa sul confine con Mozzecane;
  • la Gambisa con il gorgo ed il gorghetto al Cason;
  • la Fossona con quattro sorgenti ed un gorghetto a sinistra e sotto i Boschi di Sopra;
  • l'Acqua Bassa con due gorghi ed un gorghetto a sud (Boschi di Sopra);

 

La Fossona, l'Acqua Bassa ed un ramo della Bora, al ponte dei Mulinei formano un'unica fossa chiamata Gambarella che, nella zona più a sud del paese, riceve l'acqua di un'ultima risorgiva.

I nomi dei corsi d'acqua minori non rientrano nella toponomastica ufficiale, ma si sono tramandati oralmente. Sono riportati solo i corsi di risorgiva e non i canali e condotti che, negli ultimi decenni con l'introduzione dei mezzi meccanici, sono stati a volte deviati o intubati.

Tra il fiume Tartaro e il fiume Tione dei monti è presente l'Oasi della Bora.

 

 

Tutte sono visitabili a piedi o in bicicletta

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